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Storia della Lituania (1219-1295)

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La storia della Lituania dal 1219 al 1295 inerisce all'istituzione e ai primi decenni di storia del primo stato lituano, il Granducato di Lituania. L'inizio del XIII secolo segna la fine della preistoria lituana, poiché da questo punto in poi la storia della Lituania è registrata in cronache, trattati e altri documenti scritti. Nel 1219, 21 duchi lituani siglarono un trattato di pace con la Galizia-Volinia. Si ritiene questo evento sia la prima prova storica del fatto che le tribù baltiche si stessero unendo tra di loro e consolidando.[1] Nonostante la continua guerra con i due ordini cristiani, l'Ordine di Livonia e i Cavalieri teutonici, il Granducato di Lituania fu in grado prima di costituirsi e poi di estendersi in maniera più o meno stabile sulle terre della Rutenia Nera, Polatsk, Minsk e altri territori a est della Lituania moderna che erano diventati deboli e vulnerabili dopo il declino della Rus' di Kiev.

Il primo sovrano a detenere il titolo di Granduca fu Mindaugas.[1] È tradizionalmente considerato il fondatore del Ducato, essendo riuscito nell'impresa di coalizzare le tribù baltiche. Alcuni studiosi, tuttavia, contestano questa ipotesi, poiché sostengono esistesse una pronto-unione già prima di Mindaugas,[2] probabilmente già nel 1183.[3] Dopo aver trionfato in una guerra interna con i suoi nipoti, Mindaugas fu battezzato nel 1251 e incoronato re di Lituania nel 1253. Nel 1261, ruppe la pace con l'Ordine Livoniano e rinunciò al credo cristiano. Il suo assassinio nel 1263 da parte di Treniota pose fine al regno paleocristiano in Lituania. Per altri 120 anni la Lituania sarebbe rimasta un impero pagano (fatta eccezione per la breve parentesi costituita da Vaišelga e Švarnas) e in lotta contro i teutonici e i livoniani durante le crociate del Nord, quando gli ordini attaccarono militarmente la regione per cristianizzarla.[4]

Dopo la morte di Mindaugas, il Granducato di Lituania entrò in un periodo di relativa instabilità, come dimostra il fatto che ben sette Granduchi detennero il titolo nel corso dei successivi 32 anni. Poco si sa di questo periodo, ma la dinastia gediminide assunse il potere nel 1280 circa. Nonostante le fragilità, il Granducato non collassò. Vytenis assunse il potere nel 1295 e nei successivi 20 anni gettò solide basi per far sì che lo stato si espandesse e crescere sotto la guida di Gediminas e suo figlio Algirdas. Si può affermare che le basi gettate dal 1219 al 1295 permisero al Granducato la sua successiva espansione.

Processo di formazione dello Stato[modifica | modifica wikitesto]

Unificazione dei balti[modifica | modifica wikitesto]

Mappa delle tribù baltiche nel 13º secolo. I balti orientali sono in arancione, i balti occidentali in verde

I balti furono in gran parte incoraggiati ad unirsi dalle minacce esterne causate dagli aggressivi ordini religiosi tedeschi.[5] Nel 1202, l'Ordine dei Cavalieri Portaspada fu istituito da Alberto, Vescovo di Riga, per promuovere la cristianizzazione e la conquista dei livoni, curi, semgalli ed estoni vicino al Golfo di Riga. L'Ordine condusse una serie di campagne andate a buon fine e rappresentò una spina nel fianco costante per i territori lituani.[5] L'avanzata fu arrestata dalla sconfitta riportata dai cristiani nella battaglia di Šiauliai nel 1236, la quale innescò una rapida crisi per i portaspada,[6] confluiti l'anno seguente nell'Ordine teutonico sotto il nome di Ordine di Livonia.[7]

Nel 1226, Corrado I di Masovia invitò i Cavalieri Teutonici a difendere i suoi confini e sconfiggere i pruzzi, offrendo Chełmno (Kulm) come testa di ponte per le loro operazioni.[8] Nel 1230 questi si stabilirono a Chełmno, costruirono un castello e iniziarono ad attaccare le terre prussiane. Dopo 44 anni e nonostante due feroci rivolte prussiane, i cavalieri avevano sottomesso la maggior parte degli autoctoni. Successivamente, i teutonici ci vollero nove anni per piegare i nadruviani, gli skalviani e gli jatvingi, e dal 1283 furono meglio posizionati per minacciare il giovane stato lituano da ovest.[9]

Incursioni militari lituane note[10]
Anni Verso la Livonia Verso la Russia Verso la Polonia Totale
1201–1210 12 5 1 18
1211–1220 7 6 2 15
1221–1230 2 3 2 7
1231–1240 - 4 1 5
1241–1250 3 9 3 15
1251–1260 - 6 3 9
1261–1263 2 2 2 6
Totale 26 35 14 75

La novità rappresentata dalla proprietà terriera privata (gli allodi, in lituano: atolai), la quale diede vita ad un processo che sarebbe culminato con la formazione di un sistema feudale, permise una migliore assimilazione dei gruppi locali. Come attestato da molte cronache, fu questa la principale forma di organizzazione della proprietà terriera nel 13º secolo.[11] Questo sistema, noto altrove in Europa come primogenitura, solo il figlio maggiore poteva ereditare le terre, il che consentiva ai duchi di consolidare i propri possedimenti. Col tempo, iniziarono a prendere forma anche le diverse classi sociali, tra cui ad esempio i guerrieri esperti (bajoras), i contadini liberi (laukininkas) e le persone "non libere" (kaimynas e šeimynykštis).[12] Per rafforzare questo schema sociale era necessario uno stato unito. Un altro aspetto che poteva unire i lituani era il desiderio di invadere la Rutenia, già alle prese con l'invasione mongola. Le alleanze temporaneamente poste in essere dai duchi lituani si erano rivelate spesso sufficienti in passato per attacchi andati a buon fine in quella regione (come attesta il sacco di Pskov, avvenuto nel 1213).[13] Complessivamente, tra il 1201 e il 1236, i lituani lanciarono almeno 22 incursioni in Livonia, 14 in Russia e 4 in Polonia. La gestione dei territori conquistati, tuttavia, richiedeva un potere centrale saldo e unificato.[10]

Trattato sulla Galizia-Volinia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dei territori controllati dall'Ordine di Livonia nel 1260. Il corpo religioso rappresentava un grande pericolo per i Balti, intenti nel processo di unificazione

Sulla base delle prove a nostra disposizione, è stato possibile affermare che i lituani iniziarono a combinare le loro forze nel primo decennio del 13º secolo. Ad esempio, nel 1207, si procedette a reclutare uomini in tutta la Lituania per combattere gli ordini religiosi tedeschi; nel 1212, il trattato le cui controparti erano il duca Daugirutis e la Repubblica di Novgorod dimostra il grado di influenza esercitato dalla Lituania su una vasta porzione dell'Europa orientale.[14] Durante i primi vent'anni del XIII secolo, i lituani organizzarono una trentina di spedizioni militari in Livonia, Russia e Polonia.[10] Lo storico Tomas Baranauskas sostiene si possa affermare l'esistenza di uno stato lituano già nel 1183.[2] Ad ogni modo, la prima prova decisiva che i Balti si stavano coalizzando è considerata il trattato con la Galizia-Volinia firmato nel 1219.[15] A firmare l'atto furono 21 duchi lituani; cinque di essi erano anziani e quindi godevano di diritti maggiori rispetto ai restanti sedici. Si ritiene il più anziano (o il più influente) fosse Živinbudas, poiché il suo nome fu menzionato per primo.[3] Mindaugas, nonostante la sua giovane età, come suo fratello Dausprungas, è elencato tra i duchi anziani: potrebbe significare che entrambi avessero già ereditato nuovi titoli.[14] I restanti due duchi anziani erano Daujotas (il secondo citato) e suo fratello Vilikaila (menzionato per ultimo dei cinque).

Il trattato è importante per diversi motivi. Anzitutto, dimostra che i duchi lituani stavano cooperando; tra i firmatari rientravano i Duchi che governavano terre come la Samogizia, la quale probabilmente non aveva alcun contatto con la Galizia-Volinia. La partecipazione di essi implica la percezione di un interesse comune, indicava l'intenzione di agglomerarsi. Il procedimento non avvenne in maniera estremamente rapida, come dimostra la designazione di cinque Duchi in qualità di "anziani" che godevano di differenti privilegi. L'inclusione di 21 Duchi permette di desumere che le varie terre lituane erano potenti e semi-indipendenti.[16] Gli storici considerano il trattato un'interessante documentazione del lungo e complesso processo di formazione di uno stato.[14] Il progresso dell'unificazione fu incostante; per esempio, dopo la morte di Daugirutis nel 1213 e di Stekšys nel 1214, i lituani organizzarono un minor numero di incursioni. Gli jatvingi non parteciparono al trattato del 1219.[16]

Ascesa di Mindaugas[modifica | modifica wikitesto]

A Mindaugas, il duca che governava la Lituania meridionale tra i fiumi Neman e Neris, è attribuito il merito di aver costituito lo stato.[17][18] Mindaugas è indicato come sovrano di tutta la Lituania nella cronaca rimata della Livonia nel 1236.[19] I mezzi con cui fu possibile acquisire questo titolo non sono ben noti. Le cronache russe fanno riferimento all'uccisione e/o espulsione di vari altri duchi, compresi i suoi parenti.[1]

Vykintas, il condottiero vittorioso nella battaglia del Sole, come immaginato nelle Cronache di Alessandro Guagnini, pubblicato nel 1578

Nel 1236, il duca Vykintas guidò le forze samogite alla vittoria nella battaglia del Sole, dove i Cavalieri portaspada riportarono una disastrosa sconfitta (si dice sopravvisse solo il 10% dell'esercito crociato).[20] Non è pacifico se Vykintas avesse ricevuto supporto bellico da Mindaugas.[20] Il potere personale di Vykintas crebbe: i portaspada, sull'orlo del collasso, furono costretti a diventare un ramo dei Cavalieri Teutonici e vennero trasformati nell'Ordine di Livonia.[7] I crociati collaborarono per acquisire la Samogizia, in quanto il vantaggio tattico che ne poteva derivare sarebbe stato notevole. Non si poteva raggiungere l'obiettivo senza attraversare altre terre: è pertanto plausibile che sulla spinta della minaccia tedesca, l'unificazione lituana subì un'accelerazione.[5] Intorno al 1239, Mindaugas si insediò nell'indebolita Rutenia nera e forse nominò suo figlio Vaišvilkas per governarla.[21] Durante i primi anni del 1240, Mindaugas consolidò e affermò il suo potere in varie terre baltiche.[1] Nel 1245 e/o nel 1248, Mindaugas inviò i suoi nipoti Tautvilas ed Edivydas, i figli di Dausprungas e Vykintas, a conquistare Smolensk, senza successo.[22][23] Nel 1249 scoppiò una guerra interna quando Mindaugas cercò di impadronirsi delle terre dei suoi nipoti e di Vykintas.[24]

Tautvilas, Edivydas e Vykintas formarono una potente coalizione con i samogiti, l'Ordine livoniano, Danilo di Galizia (cognato di Edivydas e Tautvilas) e Vasilko di Volinia contro Mindaugas. Solo i polacchi, nonostante Danilo glielo avesse proposto, rifiutarono di prendere parte alla coalizione. I duchi di Galizia e Volinia riuscirono a riprendere la Rutenia nera, una regione governata dal figlio di Mindaugas Vaišvilkas. Tautvilas si recò a Riga, dove fu battezzato dall'arcivescovo.[25] Nel 1250, l'Ordine organizzò due importanti incursioni: una in direzione Nalša, l'altra verso i domini di Mindaugas e quelle parti della Samogizia che lo appoggiavano.[26]

Fortezza di collina Šeiminyškėliai nei pressi di Anykščiai: è situata nei pressi dell'ipotetica posizione di Voruta, la capitale del Ducato e del Regno di Lituania

Attaccato da nord e sud e col rischio scoppiassero disordini altrove, Mindaugas si trovava in una posizione estremamente difficile: fu però in grado di sfruttare i contrasti tra l'Ordine Livoniano e l'arcivescovo di Riga per i suoi interessi. Riuscì a corrompere Andreas von Stirland,[27] Gran maestro dell'Ordine, ancora irato con Vykintas per la sconfitta rimediata nel 1236. Nel 1251, Mindaugas accettò di ricevere il sacramento del battesimo e di rinunciare al controllo su alcune terre della Lituania occidentale in cambio della corona.[27] Nel 1252, Tautvilas e gli alleati ancora al suo fianco attaccarono Mindaugas a Voruta, insediamento che fu forse la prima capitale della Lituania. Il tentativo fallì e le forze di Tautvilas si ritirarono per difendersi nel castello di Tverai, nell'attuale comune di Rietavas. Vykintas morì nel 1253 circa e Tautvilas fu costretto a ricongiungersi con Danilo di Galizia.[22] Danilo si riappacificò con Mindaugas nel 1254; le terre della Rutenia nera furono cedute a Roman Danilovič, figlio di Danilo. Vaišvilkas, figlio di Mindaugas, decise di farsi monaco.[10] Tautvilas riconobbe la supremazia di Mindaugas e ricevette Polatsk come feudo.[28]

Regno di Lituania[modifica | modifica wikitesto]

L'unico sigillo di Mindaugas sopravvissuto ad oggi, datato 1255

Come promesso, Mindaugas e sua moglie Morta furono forse incoronati durante l'estate del 1253 (non è nota né la data esatta né il luogo dove avvenne, su cui è ancora aperto un dibattito storiografico): la nascita del Regno di Lituania fu suggellata da Papa Innocenzo IV.[29] Il 6 luglio è oggi celebrato in Lituania come "Festa dello Stato" (in lituano: Valstybės diena).[30]

Papa Innocenzo IV appoggiò l'ascesa di Mindaugas, sperando che un nuovo stato cristiano potesse arginare le manovre intraprese dall'Orda d'Oro, uno stato dell'Impero mongolo.[31] Il 17 luglio 1251, il Pontefice emise due cruciali bolle. Una di esse ordinava al vescovo di Chełmno di incoronare Mindaugas come re di Lituania, nominare un vescovo per la Lituania e costruire una cattedrale. L'altra specificava che il nuovo vescovo doveva rispondere direttamente a Roma.[32] I due atti furono visti di buon occhio dai lituani, in quanto un controllo più attento del Papa avrebbe impedito che gli antagonisti di lunga data, i cavalieri di Livonia, potessero assumere le redini dello stato e renderlo di fatto un fantoccio.[32]

Ci volle del tempo prima che un vescovo della Lituania fosse nominato a causa di vari conflitti di interesse. Il vescovo di Gniezno nominò Vito (in lituano: Vitas), un monaco dell'ordine domenicano per ricoprire la carica, senza però trovare l'appoggio di Mindaugas o della popolazione. Le attività di Vito in Lituania sono sconosciute, sebbene a volte sia associato alla Cattedrale di Mindaugas.[10] Alla fine, nel 1254, fu nominato Cristiano (in lituano: Kristijonas), un membro dell'Ordine Livoniano. Mindaugas donò loro alcune terre in Samogizia:[1] anche delle sue attività non vi è traccia. Le poche fugaci notizie che abbiamo non menzionano l'invio di missionari, l'educazione di nuovi sacerdoti o la costruzione di chiese in quel periodo: il vescovo Cristiano fece ritorno in Germania nel 1259, dove vi morì nel 1271.[10][33] Quando e se sia stata realizzata la costruzione della Cattedrale di Mindaugas rimane un mistero: recenti ricerche archeologiche hanno però scoperto i resti di un edificio in mattoni del XIII secolo sul sito dell'attuale Cattedrale di Vilnius.[34] L'ipotesi più accreditata è che i resti siano quelli della Cattedrale di Mindaugas, costruiti per soddisfare l'accordo con il papa. Si trattò di un mero compiacimento come dimostrano gli eventi successivi: i lituani si opposero alla cristianizzazione e il battesimo di Mindaugas ebbe solo un impatto temporaneo prima degli sviluppi successivi.[35]

Vitas, il primo vescovo della Lituania. Dipinto del 17º secolo

Immediatamente dopo la sua incoronazione, Mindaugas consegnò alcune terre occidentali ai Livoniani - porzioni di Samogizia, Nadruvia e Dainava.[3] Non si sa con certezza se avvennero delle cessioni negli anni successivi (1255, 1257, 1259, 1261). Benché risultino, esse potrebbero essere state artificiosamente attestate dall'Ordine:[1] quest'ipotesi è supportata dal fatto che alcuni dei documenti menzionano terre che non erano mai state sotto la gestione di Mindaugas.[36] Comunque sia, la pace e la stabilità perdurarono per circa altri otto anni. Mindaugas sfruttò quest'opportunità per concentrarsi sull'espansione verso est. Rafforzò la sua influenza nella Rutenia Nera, a Pinsk, e approfittò del crollo della Rus' di Kiev per sottomettere Polatsk, un importante sito commerciale sul fiume Daugava.[1][22] Negoziò una pace con la Galizia-Volinia e diede in sposa una sua figlia a Švarnas, figlio di Danilo di Galizia, che sarebbe in futuro diventato Granduca di Lituania. Anche le relazioni diplomatiche con l'Europa occidentale e la Santa Sede furono incrementate. Nel 1255, Mindaugas ricevette il permesso da Papa Alessandro IV di incoronare suo figlio come re di Lituania.[37] Per quanto concerne la politica interna, Mindaugas tentò di creare istituzioni statali: una sua corte regia, degli apparati amministrativi, un servizio diplomatico e un sistema monetario. Su quest'ultimo punto, fu la cosiddetta moneta lituana lunga d'argento (in lituano: Lietuvos ilgieji) a circolare e a dare col tempo una parvenza di valuta statale.[10]

L'Ordine Livoniano si concentrò sul consolidamento del proprio dominio sulle terre in Samogizia. Vennero eretti tre castelli lungo il confine presso Memelburg (Klaipėda), Georgenburg (Jurbarkas) e Doben (Durbe in Lettonia).[38] I Samogiti reagirono eleggendo Algminas come loro guida in guerra e attaccarono la Curlandia e ottennero diversi successi.[10] Nel 1259, i cavalieri di Livonia persero la battaglia di Skuodas e nel 1260 la battaglia di Durbe. La prima sconfitta spinse i Semgalli a ribellarsi, la seconda permise ai Pruzzi di fare lo stesso più a sud.[1] La grande rivolta prussiana durò 14 anni. Su consiglio di Treniota, suo nipote, Mindaugas ruppe la pace con l'Ordine. La conversione avvenne per soli fini politici: secondo le cronache, non avrebbe mai smesso di praticare segretamente riti pagani.[39][40] Tutti i risultati ottenuti in campo diplomatico raggiunti dopo l'incoronazione andarono perduti.[10]

Mindaugas formò quindi un'alleanza con Aleksandr Nevskij di Novgorod e marciò contro l'Ordine. Treniota guidò un esercito alla volta di Cēsis[41] e combatté in Masovia, fiducioso nella volontà delle popolazioni locali di opporsi ai cavalieri cristiani e di unirsi alla Lituania. Gli scontri sortirono l'effetto di far ritirare i crociati nei castelli fortificati, i quali non furono espugnati: Treniota non fu in grado di formare una coalizione di rivoltosi baltici contro l'Ordine. Le ricadute morali delle vittorie furono però notevoli e accrebbero la sua figura, mentre Mindaugas si stava concentrando sulla conquista di terre russe al fine di sottomettere Bryansk. Il dualismo Treniota-Mindaugas cominciò a farsi sentire anche per le diverse priorità perseguite.[41] Proprio nello stesso periodo, la moglie di Mindaugas Morta si spense e Mindaugas espresse il desiderio di sposare la moglie di Daumantas.[29] Daumantas e Treniota si coalizzarono per assassinare il nemico comune Mindaugas, cosa che avvenne nel 1263 e portò alla morte di due dei suoi figli, Ruklys e Rupeikis.[29] La Lituania entrò così in un periodo di instabilità interna.

Il periodo post Mindaugas[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni dell'instabilità[modifica | modifica wikitesto]

Mura del Cremlino di Pskov. Furono in parte costruite da Daumantas, uno dei congiurati di Mindaugas e patrono di Pskov[42]

Dopo la morte dell'ex re, il Granducato non si disintegrò e Treniota assunse il potere. Tuttavia, le basi su cui si reggeva erano fragili: ad affrontarlo per primo fu Tautvilas, il quale aspirava anch'egli a prendere il posto di Mindaugas. Treniota riuscì ad uccidere anche questo rivale. Solo un anno più tardi, nel 1264, Treniota fu ucciso dai vecchi servitori di Mindaugas e la Lituania passò in mano a Vaišvilkas, supportato dal cognato Švarnas della Volinia. Daumantas fu costretto a rifugiarsi a Pskov, dove si convertì e acquisì come nome di battesimo Timoteo: governò con successo dal 1266 al 1299 ed è stato poi canonizzato dalla Chiesa ortodossa russa.[43] Nel 1265 Vaišvilkas, in quanto cristiano, si riconciliò con l'Ordine di Livonia e, senza il sostegno della Lituania, i focolai dei Balti ancora ribelli alimentati da Treniota iniziarono a spegnersi. Nel 1267 riabbracciò la vita monastica e trasferì il Granducato a Švarnas.[44]

Poco si sa su Švarnas e sulla sua amministrazione, ma gli storici credono che non fosse stato in grado di mantenere il controllo di tutta la Lituania e avesse governato solo sulle regioni meridionali.[45] Morì nel 1269 o 1271 in Galizia.

Regno di Traidenis[modifica | modifica wikitesto]

I modi in cui Traidenis assunse il Granducato restano oscuri. Fin dal suo insediamento, i rapporti con la Galizia-Volinia rimasero tesi e sfociarono in un conflitto dal 1274 al 1276. La vittoria arrise al lituano e la sua presa sulla Rutenia Nera fu ulteriormente rafforzata.[46] Traidenis, noto per il suo costante atteggiamento anti-tedesco,[47] fu in grado di sopraffare anche i cavalieri di Livonia. Contrariamente a quanto si ritiene tradizionalmente, Traidenis collaborò o quanto meno tollerò il supporto dei congiurati di Mindaugas, in particolare di Daumantas, contro i suoi avversari.[43] Nel 1270 vinse la battaglia di Karuse, combattuta sul ghiaccio vicino a Saaremaa.[48] Tuttavia, nel 1272, l'Ordine reagì, attaccando la Semigallia e costruendo il castello di Dünaburg (Daugavpils) nel 1273: il risultato che ne scaturì fu una città controllata dai teutonici ma formalmente nel territorio di Traidenis.[10] Diversi anni dopo, nel 1281, il Granduca espugnò il castello di Jersika nell'attuale distretto di Preiļi e fu così in possesso di una controfferta per riottenere il castello di Dünaburg. Dünaburg rimase un avamposto lituano fino al 1313.[49] Nel 1279 l'Ordine attaccò le terre lituane spingendosi fino a Kernavė: sulla via del ritorno, i cavalieri vennero gravemente sconfitti nella battaglia di Aizkraukle. Il maestro dell'Ordine, Ernst von Rassburg, morì nello scontro e i semigalli conquistati insorsero.[50] La popolazione si dimostrò disponibile a riconoscere la superiorità della Lituania qualora Traidenis avesse offerto a lei supporto.[21] Prima che fosse possibile cooperare, Traidenis morì e la ribellione non ebbe successo.

Colonne dei Gediminidi, il simbolo di una dinastia che ebbe inizio con Butigeidis nel 1285 circa e terminò con Sigismondo II Augusto nel 1572

Il regno di Traidenis fu il più lungo e il più stabile durante il periodo di agitazione scatenatosi dal 1263.[51] Dopo la sua morte, gli Ordini conclusero le loro conquiste: le popolazioni conquistate non si ribellarono più e gli Ordini ora poterono focalizzarsi sulla Lituania.[52] Nel 1274 terminò altresì la grande rivolta prussiana: i Cavalieri Teutonici procedettero a piegare i nadruviani e gli skalviani nel 1274–1277 e gli iotvingi nel 1283; la Semigallia, l'ultimo alleato baltico della Lituania, cedette agli incursori nel 1291.[10] La "zona cuscinetto" composta dalle tribù baltiche ancora rimaste era scomparsa e la Lituania fu lasciata a combattere i cavalieri da sola.

Ascesa dei Gediminidi[modifica | modifica wikitesto]

Vi è una notevole incertezza sulle identità dei Granduchi di Lituania attivi tra la morte di Traidenis nel 1282 e l'assunzione del potere da parte di Vytenis nel 1295.[47] Ciò è in parte dovuto alle due principali fonti della storia lituana nel 13º secolo, il codice Ipaziano e la cronaca rimata della Livonia, le quali terminano nel 1290.[53] Nel 1285, una cronaca menziona Daumantas come Granduca. Fu responsabile dell'attacco al vescovo di Tver' e ne uscì gravemente ferito o addirittura morto nello scontro.[21] Questa è l'unica informazione su di lui nota.

I Gediminidi avviarono la loro ascesa in Lituania negli ultimi decenni del XIII secolo con Butigeidis.[54] Nel 1289, alla guida di circa 8000 soldati, attaccò la Sambia. Nel 1289, i Cavalieri Teutonici costruirono un castello nell'attuale Sovetsk (Tilsit) e le loro incursioni si intensificarono. Butigeidis fu il primo a costruire castelli ben congegnati sul fiume Neman.[21] La sua morte è datata 1290 o 1292 e suo fratello Butvydas (noto anche come Pukuveras) ereditò il Granducato. Butvydas era il padre di Vytenis e, probabilmente, di Gediminas. Durante il suo breve regno Butvydas cercò di difendere il ducato dai Cavalieri Teutonici; attaccò anche la Masovia, alleata dei cavalieri.[55] Suo figlio, Vytenis, salì al potere nel 1295 e pose fine al periodo di relativa instabilità. Il suo regno segna la fine del periodo embrionale necessario a formare lo stato e l'inizio dell'espansione.[56]

Lascito[modifica | modifica wikitesto]

Mappa del Granducato di Lituania dal XIII al XV secolo

Lo stato governato da Mindaugas costituì la prima entità solida lituana. Esso consentì effettivamente a lituani e samogiti di proteggersi dalle agrressioni dei Cavalieri Teutonici e dall'Ordine di Livonia, impendendo così di finire assimilati come nel caso dei prussiani, degli skalviani, dei curi, dei selonici e altre tribù baltiche. Mindaugas governava su circa 100.000 km² della cosiddetta Lituania propria,[57][58] un'area popolata secondo le stime da 300.000 abitanti.[59] Le terre degli Slavi in suo possesso o sotto la sua sfera di influenza si estendevano per altri 100.000 km².[57] Verso il 1430 circa, all'apice del periodo prospero durante il dominio di Vitoldo il Grande, il Granducato misurava circa 930.000 km² e contava quasi 2,5 milioni di persone.[59] Il periodo dal 1219 al 1295, per così dire, plasmò i conflitti futuri: i lituani, di fede pagana, erano circondati dagli aggressivi ordini cattolici romani a nord e sud-ovest e da stati ortodossi a est. Le incursioni degli Ordini Cattolici si intensificarono dopo che venne meno la "zona cuscinetto" composta da differenti gruppi autoctoni nel 1283. Le relazioni lituane con la Chiesa ortodossa furono più pacifiche. Alla gente fu permesso di praticare la propria religione; I duchi lituani non esitarono a sposare le figlie dei duchi ortodossi; qualche scriba alla corte dei duchi deve essere stato senza dubbio di fede ortodossa.[60] Le lotte con i Cavalieri Teutonici e l'espansione ad est fecero da protagoniste dal 1295 al 1377.[10] Era inevitabile che la Lituania non potesse sopportare per sempre l'isolamento religioso, politico e culturale e avrebbe dovuto scegliere tra il cattolicesimo romano o l'ortodossia orientale. Nel 1386, il Granduca Jogaila accettò di battezzarsi secondo il rito cattolico per sposare Edvige di Polonia e diventare re di Polonia; l'ultimo stato pagano in Europa aveva infine abbracciato il cristianesimo.[61]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h (EN) Andres Kasekamp, A History of the Baltic States, Macmillan International Higher Education, 2017, ISBN 978-11-37-57366-7, p. 16.
  2. ^ a b (LT) Simas Sužiedėlis, ed. (1970–1978), "Mindaugas", Encyclopedia Lituanica (III), Boston, Massachusetts: Juozas Kapočius, p. 538. LCC 74-114275.
  3. ^ a b c (LT) Tomas Baranauskas, "Mindaugo karūnavimo ir Lietuvos karalystės problemos", Voruta 6 (504), 23 marzo 2003, ISSN 1392-0677.
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  6. ^ (EN) Endre Bojt, Foreword to the Past, Central European University Press, 1999, ISBN 978-96-39-11642-9, p. 167.
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