Problema dei due imperatori

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Il problema dei due imperatori riguarda soprattutto la disputa medievale tra i sovrani del Sacro Romano Impero (in giallo) e l'Impero bizantino (in viola) su quale dei due sovrani dovesse essere considerato il legittimo imperatore romano. I confini sono quelli del 1190.

Il problema dei due imperatori (in tedesco Zweikaiserproblem) è un termine usato soprattutto per indicare la disputa tra gli imperatori bizantini e gli Imperatori del Sacro Romano Impero su quale dei due imperatori fosse il legittimo Imperatore romano.

Secondo la concezione medievale cristiana, l'Impero romano era indivisibile e il suo imperatore aveva una posizione egemone su tutti i cristiani, compresi quelli che vivevano al di fuori dei confini imperiali. In seguito al collasso dell'Impero romano d'Occidente nel corso della Tarda Antichità, l'Impero bizantino (cioè la parte orientale dell'Impero romano) era considerato da sé stesso, dal Papa e da diversi nuovi regni cristiani europei il legittimo impero romano. La situazione cambiò nel 797 allorquando l'imperatore Costantino VI fu deposto e sostituito da sua madre, l'imperatrice Irene, che non fu riconosciuta quale legittima sovrana regnante in Occidente poiché era una donna. Invece di riconoscere Irene, Papa Leone III proclamò il Re dei Franchi, Carlo Magno, Imperatore dei Romani nell'800 compiendo così una translatio imperii (trasferimento dell'impero) dai Greci ai Germani.

Anche se i due imperatori alla fine trovarono un compromesso e si riconobbero vicendevolmente il titolo di imperatore, essi rifiutarono di riconoscere l'altro imperatore come "romano", con i Bizantini che definivano il Sacro Romano Imperatore come Imperatore (o Re) dei Franchi e successivamente come Re di Germania e con le fonti occidentali che spesso definivano l'Imperatore bizantino come Imperatore dei Greci o Imperatore di Costantinopoli. Nel corso dei secoli, in seguito all'incoronazione di Carlo Magno, la disputa sul titolo imperiale sarebbe stato uno dei problemi salienti nei rapporti diplomatici tra i due imperi, anche se raramente ebbe come conseguenza azioni militari.

In seguito alla caduta momentanea dell'Impero bizantino per mano dei crociati cattolici nel corso della Quarta Crociata nel 1204 e la sua sostituzione con l'Impero latino, la disputa continuò anche se entrambi gli imperatori seguivano la stessa autorità religiosa per la prima volta dall'inizio della contesa. Anche se gli imperatori latini riconobbero i sacro romani imperatori come gli imperatori romani legittimi, essi rivendicavano per sé lo stesso titolo, che tuttavia non era riconosciuto dal Sacro Romano Impero. Papa Innocenzo III alla fine accettò l'idea di divisio imperii (divisione dell'impero), secondo cui l'egemonia imperiale sarebbe stata divisa tra Occidente (il Sacro Romano Impero) e Oriente (l'Impero latino). Anche se l'Impero latino sarebbe stato distrutto dall'Impero di Nicea, che ricostituì l'Impero bizantino nel 1261 sotto la dinastia dei Paleologi, i Paleologi non raggiunsero mai la potenza dell'Impero bizantino pre-1204 e i suoi imperatori avrebbero ignorato il problema dei due imperatori per favorire rapporti diplomatici più stretti con l'Occidente per via della necessità di ottenere aiuti contro gli altri nemici dell'Impero.

Il problema dei due imperatori si ripresentò in seguito alla Caduta di Costantinopoli nel 1453, allorquando il sultano ottomano Mehmed II rivendicò la dignità imperiale come Kayser-i Rûm (Cesare dell'Impero romano) e aspirava all'egemonia universale. Gli Ottomani designavano i Sacri Romani Imperatori con il titolo di kıral (re) fino alla Pace di Zsitvatorok del 1606, allorquando li riconobbero come imperatori accettando la divisio imperii e ponendo fine al problema dei due imperatori.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Gli imperatori bizantini Costantino VI e Irene di Atene al Secondo Concilio di Nicea (787).

In seguito alla caduta dell'Impero romano d'Occidente avvenuta nel V secolo, la civiltà romana era sopravvissuta nella superstite parte orientale dell'Impero romano, convenzionalmente chiamata dagli studiosi moderni Impero bizantino (sebbene si autoidentificasse semplicemente come "Impero romano"). Come gli imperatori romani dell'Antichità, gli imperatori bizantini si consideravano sovrani universali. L'idea che in tutto mondo vi fosse un solo impero (quello romano) e una sola Chiesa sopravvisse al collasso della parte occidentale dell'Impero. Sebbene l'ultimo serio tentativo di mettere in pratica questa idea fosse costituito dalle guerre di riconquista di Giustiniano I nel VI secolo, che vide la riconquista imperiale di Italia e Africa, l'idea di una grande riconquista dei territori occidentali continuò a rimanere per secoli una delle aspirazioni degli imperatori bizantini.[1]

Poiché le frontiere settentrionali e orientali dell'Impero erano costantemente minacciate, i Bizantini non furono in grado di dare molta attenzione all'Occidente e i territori riconquistati da Giustiniano furono gradualmente perduti. Nonostante ciò, la loro aspirazione all'impero universale era riconosciuta dalle autorità temporali e religiose nell'Occidente, benché la sua effettiva restaurazione apparisse irrealizzabile. I re visigoti e Franchi nel V e VI secolo riconobbero la sovranità dell'Imperatore, in quanto un simbolico riconoscimento di far parte dell'Impero romano dava loro prestigio e garantiva una posizione nell'ordine mondiale percepito all'epoca. In questo modo gli imperatori bizantini potevano ancora considerare l'Occidente come la parte occidentale del loro impero, certo momentaneamente in mani barbare, ma ancora formalmente in mano loro poiché i re occidentali riconoscevano nominalmente la superiorità dell'Imperatore di Costantinopoli.[1]

Un punto di svolta geopolitico nelle relazioni tra Occidente e Oriente che si rivelò decisivo avvenne nel corso del lungo regno dell'Imperatore Costantino V (741–775). Costantino V concentrò la sua attenzione sui Musulmani e i Bulgari, che costituivano minacce immediate. A causa di ciò, la difesa dell'Italia fu negletta. L'Esarcato di Ravenna cadde in mano longobarda nel 751, portando alla fine della dominazione bizantina nell'Italia settentrionale.[2]

La caduta dell'Esarcato ebbe conseguenze a lungo termine. I Longobardi, condotti dal loro re Astolfo, ambivano a conquistare la stessa Roma al fine di unificare l'Italia sotto la loro dominazione, allarmando Papa Stefano II, vassallo bizantino, che si rese conto che i Bizantini non potevano più garantire una protezione efficace contro la minaccia longobarda e di conseguenza decise di rivolgersi al regno occidentale più potente, quello dei Franchi, per ottenere aiuti contro gli invasori. Pipino il Breve, diventato da poco re dei Franchi con l'appoggio del Papa, scese in Italia con un forte esercito e, in due spedizioni nel 754 e nel 756, sbaragliò ripetutamente l'esercito dei Longobardi, riuscendo a conquistare l'Esarcato con la Pentapoli e il vecchio corridoio bizantino, donando tuttavia i territori conquistati al Papa invece di restituirle all'Imperatore d'Oriente, nonostante le vivaci proteste di due ambasciatori bizantini. Il Papa usò una donazione di Costantino (poi risultata falsa) come espediente per giustificare il proprio potere temporale. Nel 774 il re dei Franchi Carlo Magno invase il regno longobardo portandolo al suo collasso finale: dopo aver deposto l'ultimo re longobardo Desiderio, Carlo Magno assunse il titolo di "re dei Franchi e dei Longobardi".

I Franchi avevano ormai sostituito i Bizantini come protettori e alleati del Pontefice.[3] Inoltre gli imperatori iconoclasti avevano trasferito l'Italia meridionale e l'Illirico dalla giurisdizione dei Papi a quella dei Patriarchi di Costantinopoli, contribuendo a un deterioramento ulteriore dei rapporti con il Papato. Benché gli stessi Bizantini con il Concilio di Nicea II del 787 avessero condannato come eretica l'iconoclastia, ciò non migliorò in maniera sostanziale i rapporti con il Papato, a causa del rifiuto da parte bizantina di riconoscere il primato papale e di restituire alla giurisdizione ecclesiastica del Papa l'Italia meridionale e l'Illirico. La parte della lettera in cui Papa Adriano I riaffermava il primato della Chiesa di Roma e pretendeva la restituzione dell'Italia meridionale e dell'Illirico fu tagliata dalla traduzione in greco che fu letta al Concilio di Nicea II.[3] Inoltre, complice una traduzione errata in latino degli atti del Concilio, Carlo Magno si era convinto che i Bizantini fossero passati nell'errore opposto, cioè nella venerazione eccessiva delle immagini, e in occasione del Sinodo di Francoforte del 794, anche al fine di "riaffermare, contro Bisanzio, l'indipendenza religiosa del Regno dei Franchi", fece condannare il culto delle immagini, nonostante le riserve del pontefice che tuttavia alla fine cedette alle pressioni del re franco.[3] Il mondo mediterraneo era stato definitivamente diviso tra Occidente e Oriente.[4]

Nel 797 il giovane imperatore Costantino VI fu arrestato, deposto e accecato dalla madre ed ex reggente, Irene di Atene. Ella cominciò a governare come Imperatrice regnante, assumendo il titolo maschile di Basileus invece della forma femminile Basilissa (usata per le imperatrici consorti). Al contempo, la situazione politica nell'Occidente stava cambiando rapidamente. Il regno franco era stato riorganizzato sotto re Carlo Magno e Papa Leone III aveva rifiutato di riconoscere come imperatrice Irene, non accettando l'idea che una donna potesse assumere il titolo di imperatore e considerando vacante il trono romano. In occasione di una visita a Roma, Carlo Magno fu incoronato Imperatore dei Romani da Papa Leone III nel natale dell'anno 800.[5]

Disputa tra il Sacro Romano Impero e Bizantini[modifica | modifica wikitesto]

Periodo carolingio[modifica | modifica wikitesto]

Ideologia imperiale[modifica | modifica wikitesto]

L'Impero carolingio (in giallo) e l'Impero bizantino (in viola) nell'814.
Denario del re franco Carlo Magno, incoronato imperatore romano (Imperator Augustus) nell'anno 800 da Papa Leone III in opposizione all'Impero romano nell'Oriente governato da Irene, una donna. La sua incoronazione fu fortemente disapprovata dall'Impero d'Oriente.

Fino alla metà dell'VIII secolo, quello che viene definito convenzionalmente Impero bizantino dagli storici moderni era riconosciuto internazionalmente come "Impero romano" non solo dagli abitanti dell'Impero d'Oriente ma dagli stessi europei occidentali.[6] Fu solo in seguito all'alleanza del papato con i Franchi, che sfociò nell'incoronazione di Carlo Magno ad Imperatore dei Romani nel natale 800, che coloro che fino a poco tempo prima nelle fonti occidentali erano definiti Romani diventarono Graeci e il loro impero Imperium Graecorum.[7] L'idea dietro questa ridenominazione consisteva nell'opinione che l'incoronazione di Carlo Magno non rappresentava una divisione (divisio imperii) dell'Impero romano in Occidente e Oriente, né una restaurazione (renovatio imperii) dell'Impero romano d'Occidente. L'incoronazione di Carlo Magno venne considerata piuttosto il trasferimento (translatio imperii) dell'imperium Romanum dai Greci in Oriente ai Franchi in Occidente.[8] Ai coevi dell'Europa Occidentale, a legittimare il titolo imperiale di Carlo Magno era non solo il fatto che fosse stato incoronato dal Papa ma anche dal fatto che regnava su territori precedentemente romani in Gallia, Germania e Italia (compresa la stessa Roma, che l'Imperatore d'Oriente aveva abbandonato).[9]

Sebbene la sua incoronazione di per sé costituiva un rifiuto esplicito della rivendicazione dell'Imperatore d'Oriente al dominio universale, Carlo Magno non sembrò interessato allo scontro con l'Impero bizantino.[9] Al momento dell'incoronazione, si limitò ad assumere il titolo di Imperator omettendo che lo fosse dei Romani.[10] In una lettera a Costantinopoli datata 813, Carlo Magno si autodefinì l'"Imperatore e Augusto nonché Re dei Franchi e dei Longobardi", omettendo ogni riferimento ai Romani. L'assunzione del titolo imperiale da parte di Carlo Magno, piuttosto che un'usurpazione di potere bizantino, potrebbe derivare dal fatto che era il re di più di un regno (equivalendo il titolo di imperatore con quello di re dei re).[9]

Nelle sue monete si legge Karolus Imperator Augustus e nei documenti ufficiali era definito Imperator Augustus Romanum gubernans Imperium ("Imperatore Augusto, governante l'Impero romano") e serenissimus Augustus a Deo coronatus, magnus pacificus Imperator Romanorum gubernans Imperium ("serenissimo Augusto incoronato da Dio, grande imperatore pacifico governante l'Impero dei Romani").[10] L'identificazione come un "imperatore governante l'Impero romano" piuttosto che un "imperatore romano" potrebbe essere considerato un tentativo di evitare la disputa su quale dei due fosse il vero imperatore e tentare di mantenere intatta l'unità percepita dell'impero.[9]

In risposta all'adozione franca del titolo imperiale, gli imperatori bizantini adottarono il titolo completo di "Imperatore dei Romani" al posto del semplice "Imperatore" usato in precedenza, in maniera da rendere evidente la loro superiorità sull'imperatore carolingio.[10] I Bizantini considerarono l'incoronazione di Carlo Magno un'usurpazione nonché una violazione del loro ordine percepito del mondo. Anche se successivamente Carlo Magno fu riconosciuto come imperatore e "fratello spirituale" dell'Imperatore d'Oriente da Michele I, non venne riconosciuto come imperatore romano e il suo imperium era considerato limitato ai suoi domini effettivi (e dunque non universale) e non come qualcosa che gli potesse sopravvivere (i suoi successori furono definiti dei "re" e non degli imperatori nelle fonti bizantine).[11]

In seguito all'incoronazione di Carlo Magno, i due imperi tentarono di negoziare un compromesso. Non sono note le esatte condizioni negoziate, e le trattative furono lente, ma sembrerebbe che nell'802 Carlo Magno avesse proposto un matrimonio combinato tra lui e Irene in modo da unire i due imperi.[12] In questo modo, l'Impero si sarebbe "riunificato" risolvendo il problema di quale dei due imperatori era quello legittimo.[9] Questa proposta andò a monte in quanto il messaggio arrivò a Costantinopoli solo quando Irene era già stata deposta ed esiliata da un nuovo imperatore, Niceforo I.[12]

Ludovico II e Basilio I[modifica | modifica wikitesto]

La lettera di Ludovico II, datata 871, all'imperatore bizantino Basilio I mostra che i due imperatori avevano idee completamente diverse sul significato della parola romano.

Una delle fonti primarie relative al problema dei due imperatori nel periodo carolingio è una lettera dell'imperatore Ludovico II. Ludovico II fu il quarto imperatore dell'Impero carolingio, anche se il suo dominio era limitato all'Italia Settentrionale in quanto il resto dell'Impero si era fratturato in diversi regni, i quali tuttavia continuavano a riconoscere Ludovico come imperatore. La lettera in questione fu scritta in risposta di una lettera provocatoria dell’Imperatore bizantino Basilio I il Macedone. Sebbene la lettera di Basilio sia andata perduta, i suoi contenuti possono essere dedotti dalla nota situazione geopolitica dell’epoca e dalla risposta di Ludovico e probabilmente era correlata alla cooperazione in corso tra i due imperi contro i Musulmani. Il punto focale della lettera di Basilio era il rifiuto di riconoscere Ludovico II come imperatore romano.[13]

Sembrerebbe che Basilio avesse basato il suo rifiuto su due punti principali: il fatto che il titolo di imperatore romano non fosse ereditario e il fatto che non fosse ritenuto appropriato che il membro di una gens (cioè un'etnia) detenesse il titolo. I Franchi, e gli altri gruppi europei, erano visti come gentes differenti ma per Basilio e il resto dei Bizantini, i "Romani" non costituivano una gens. I Romani erano definiti principalmente dalla mancanza di una gens e pertanto, Ludovico non era né romano né un imperatore romano. Vi era soltanto un imperatore romano, lo stesso Basilio, e, sebbene Basilio non fosse del tutto contrario a riconoscere a Ludovico il titolo di Imperatore dei Franchi, sembra aver messo in dubbio la legittimità anche di questo titolo in quanto solo il sovrano dei Romani aveva diritto al titolo di basileus (imperatore).[13]

Dalla lettera di Ludovico risulta evidente che l’idea occidentale di etnia fosse diversa da quella bizantina; tutti appartenevano a qualche etnia. Ludovico riteneva che la gens romana (popolo romano) fosse costituita dagli abitanti della città di Roma, che affermava fosse stata abbandonata dall'Impero bizantino. Tutte le gentes potevano essere governate da un basileus secondo l'opinione di Ludovico e, come fece notare, del resto il titolo (che in origine significava semplicemente "re") era stato usato per definire altri re in passato (tra cui quelli persiani). Inoltre Ludovico non era d'accordo sull’idea che il membro di una gens non potesse diventare l'imperatore romano. Citò come esempi le gentes della Hispania (terra di origine della dinastia teodosiana), l'Isauria (terra di origine della dinastia isaurica) e la Khazaria (da dove era originario Leone IV) da cui erano provenuti diversi imperatori, sebbene i Bizantini avrebbero potuto obiettare che le consideravano popolazioni romane e non gentes. Le opinioni espresse dai due imperatori per quanto concerne l’etnicità erano in un certo senso paradossali: Basilio definì l’Impero romano in termini etnici nonostante non considerasse i Romani una etnia mentre Ludovico non definì l’Impero romano in termini etnici (definendolo l’Impero di Dio, il creatore di tutte le etnie) pur considerando i Romani un'etnia.[13]

L'Imperatore Ludovico II era stato incoronato imperatore da Papa Sergio II. Il supporto del papato fu uno dei fattori chiave da cui derivavano la propria legittimità l’Impero carolingio prima e il Sacro Romano Impero poi.

Ludovico difese la propria legittimità anche con argomentazioni religiose. Argomentò di essere l'imperatore romano legittimo perché era stato incoronato dal Papa di Roma, l'effettivo governatore della città. In precedenza il Pontefice, condannando come eretiche le opinioni religiose dei Bizantini, aveva deciso di trasferire l’Impero romano dai Greci ai Franchi. L'idea era che era lo stesso Dio, agendo mediante il proprio vicario (il Papa), ad aver affidato all'Imperatore carolingio il governo e la protezione della città, del popolo e della Chiesa di Roma.[13] La lettera di Ludovico afferma inoltre che se lui non era l'Imperatore dei Romani non poteva esserlo nemmeno dei Franchi, in quanto era stato lo stesso popolo romano ad aver assegnato il titolo imperiale ai suoi predecessori. Ludovico inoltre fece notare che molti degli imperatori bizantini furono eletti solo con il consenso del loro senato e talvolta nemmeno con esso, dato che alcuni imperatori erano stati proclamati dall'esercito, o peggio, da donne (probabilmente un riferimento a Irene). Ludovico probabilmente glissò sul fatto che il titolo Imperator in epoca repubblicana indicava il comandante dell'esercito, e solo in seguito assunse il significato di sovrano dell'Impero romano.[14]

Nessuna delle parti contendenti era disposta ad ammettere la verità ovvia, che ora vi erano due imperi e altrettanti imperatori, in quanto essa avrebbe negato l’unità dell’Impero, a cui non erano disposti a rinunciare.[9] Ludovico afferma che l'"impero indivisibile" è quello di Dio e che "Dio non ha garantito a questa Chiesa di essere guidata solo da me o da te, ma in modo che noi dovessimo essere legati l'uno con l'altro da tale amore da non poter essere divisi, ma dovremmo sembrare solo uno".[13] Probabilmente Ludovico riteneva che ci fosse un solo impero, ma con due pretendenti al titolo di imperatore (in altre parole un imperatore e un antimperatore). Nella lettera Ludovico si autodefinisce "Imperatore Augusto dei Romani" mentre Basilio viene definito il "gloriosissimo e pio imperatore di Nuova Roma".[15] Il fatto che Ludovico nella lettera riconosca a Basilio il titolo di imperatore potrebbe essere una forma di cortesia che non implicava necessariamente l’accettazione di ciò che il titolo implicava.[16]

La lettera di Ludovico accusa i Bizantini di essere fuggiti dalle proprie responsabilità, abbandonando Roma, la sede dell'Impero, e perdendo lo stile di vita romano e dimenticando la lingua latina, diventando così dei Greci sia di lingua che di costumi. Per questi motivi, secondo Ludovico, l'Impero di Costantinopoli non aveva diritto ad essere definito "romano".[15] Probabilmente la lettera non fu davvero scritta da Ludovico ma dal prominente clericale Anastasio Bibliotecario, il quale non era franco ma quello che Ludovico avrebbe definito un "romano etnico", cioè un abitante della città di Roma. Probabilmente l’opinione di Ludovico era condivisa da altre prominenti figure a Roma.[13]

In seguito alla morte di Ludovico nell'875, in occidente continuarono a essere incoronati imperatori per alcuni decenni, ma i loro regni erano spesso brevi e problematici e inoltre il loro potere effettivo era molto limitato; per tale motivo il problema dei due imperatori cessò per qualche tempo di essere una questione importante per i Bizantini.[17]

Periodo ottoniano[modifica | modifica wikitesto]

L’Imperatore Niceforo II Foca rimase oltraggiato dall'incoronazione papale di Ottone I e giurò di riconquistare l’Italia e costringere il Papa a sottomettersi a lui.

Il problema dei due imperatori ritornò allorquando Papa Giovanni XII incoronò il re di Germania, Ottone I, Imperatore dei Romani nel 962, circa 40 anni dopo la morte del precedente imperatore incoronato dal Papa, Berengario I. Le ripetute rivendicazioni territoriali di Ottone su tutta l'Italia e la Sicilia (in quanto era stato anche proclamato Re d'Italia) lo portò in conflitto con l'Impero bizantino.[18] L'imperatore bizantino dell’epoca, Romano II, sembrerebbe aver ignorato le aspirazioni imperiali di Ottone, ma il suo successore sul trono bizantino, Niceforo II, si oppose fortemente a esse. Ottone, che sperava di assicurarsi il riconoscimento imperiale e le province nell'Italia Meridionale diplomaticamente mediante un’alleanza matrimoniale, inviò un'ambasceria presso Niceforo nel 967.[17] Per i Bizantini, l'incoronazione di Ottone risultava essere un contraccolpo grave almeno quanto, se non di più, quella di Carlo Magno, in quanto Ottone e i suoi successori insistettero sulla romanità del loro imperium in maniera più incisiva dei loro predecessori carolingi.[19]

A condurre la missione diplomatica di Ottone era Liutprando di Cremona, che si scagliò contro i Bizantini e la loro debolezza, per aver perso il controllo dell’Occidente e aver così cagionato la perdita da parte del Papa del controllo delle terre che gli appartenevano. Per Liutprando, il fatto che Ottone I aveva agito come restauratore e protettore della Chiesa restaurando le terre del Papato (che Liutprando credeva fossero state concesse al Papa dall'Imperatore Costantino I), lo rendeva il vero imperatore mentre la perdita di quelle terre in precedenza sotto la dominazione bizantina provava che i Bizantini fossero deboli e indegni del titolo imperiale.[16] Liutprando esprime le proprie idee con le parole seguenti nel suo rapporto della missione diplomatica, in risposta agli ufficiali bizantini[20]:

«Il mio signore non ha invaso tirannicamente o con la forza la città di Roma; ma l’ha liberata da un tiranno, o dal giogo dei tiranni. Non gli schiavi delle donne la governano; o, cosa peggiore e ancora più vergognosa, le stesse prostitute? Il vostro potere, io fantastico, o quello dei vostri predecessori, che sono chiamati imperatori dei Romani solo di nome ma non lo sono in realtà, stava dormendo in quel tempo. Se essi fossero stati davvero potenti, o davvero imperatori dei Romani, perché hanno permesso che Roma fosse nelle mani di prostitute? Non furono alcuni dei più santi papi esiliati, altri così oppressi che non erano in grado di ricevere le loro vettovaglie quotidiane o a fare l'elemosina? Non ha Adalberto spedito lettere sprezzanti agli imperatori Romano e Costantino vostri predecessori? Non ha saccheggiato le chiese degli apostoli più santi? Quale di voi imperatori, condotti dallo zelo per Dio, si prese cura di vendicare un crimine così indegno e riportare la Santa Chiesa alle sue condizioni proprie? Voi l’avete negletto, il mio signore non l’ha negletto. Infatti, sorgendo dai confini della Terra e venendo a Roma, ha rimosso gli empi e ha restituito ai vicari dei santi apostoli il loro potere e tutto il loro onore...»

Niceforo rispose a Liutprando affermando che riteneva personalmente Ottone un semplice re barbaro che non aveva alcun diritto di definirsi né imperatore né tanto meno romano.[21] Poco prima dell'arrivo di Liutprando a Costantinopoli, Niceforo II aveva ricevuto una lettera offensiva da Papa Giovanni XIII, forse scritta sotto pressione di Ottone, in cui l'Imperatore bizantino era definito "Imperatore dei Greci" e non "Imperatore dei Romani", negando la sua romanità. Liutprando descrisse la rabbia dei rappresentanti di Niceforo per questo affronto, il che implica che anche i Bizantini avevano sviluppato una teoria analoga alla translatio imperii riguardante il trasferimento del potere da Roma a Costantinopoli[16]:

«Udite allora! Lo sciocco papa non sa che il santo Costantino trasferì qua lo scettro imperiale, il senato, e tutto il cavalierato romano, e lasciò a Roma nient'altro che vili tirapiedi – cioè pescatori, venditori ambulanti, cacciatori di uccelli, bastardi, plebei, schiavi.»

Copertina d'avorio del X secolo ispirata dall'arte bizantina e raffigurante il Sacro Romano Imperatore Ottone II e la moglie, l'Imperatrice Teofano.

Liutprando tentò diplomaticamente di giustificare il Papa affermando che i Bizantini non avrebbero gradito il termine "Romani" in quanto si erano trasferiti a Costantinopoli e cambiato i propri costumi, e rassicurò Niceforo sul fatto che in futuro le lettere papali destinate agli imperatori sarebbero state indirizzate al "grande e augusto imperatore dei Romani".[22] I tentativi di Ottone di migliorare le relazioni con l'Impero bizantino sarebbero state ostacolate dal problema dei due imperatori, e gli imperatori d’Oriente erano non meno desiderosi di ricambiare i loro sentimenti.[20] La missione di Liutprando a Costantinopoli si rivelò un disastro diplomatico: Niceforo minacciò ripetutamente di invadere l'Italia, di riportare Roma sotto il controllo bizantino e in una occasione minacciò finanche di invadere la stessa Germania, affermando (preoccupando Ottone) che "gli metteremo contro tutte le nazioni; e lo ridurremmo in brandelli come un vaso del vasaio".[20] Il tentativo da parte di Ottone di ottenere un'alleanza materiale ebbe successo solo in seguito alla morte di Niceforo. Nel 972, sotto il regno dell'Imperatore bizantino Giovanni I Zimisce, fu combinato un matrimonio tra il figlio di Ottone e co-imperatore Ottone II e la nipote di Giovanni Teofano.[18]

Sebbene l'Imperatore Ottone I avesse usato per un breve periodo il titolo imperator augustus Romanorum ac Francorum ("Imperatore Augusto dei Romani e dei Franchi") nel 966, il titolo impiegato più spesso era il più semplice Imperator Augustus. Ottone potrebbe aver evitato ogni menzione ai Romani nel suo titolo imperiale in quanto voleva ottenere il riconoscimento dell’Imperatore bizantino. Sotto i suoi successori, il termine "romano" comparve più frequentemente nel titolo imperiale. Nell'XI secolo, il re tedesco (il titolo detenuto da coloro che in seguito furono incoronati imperatori) assumeva il titolo di Rex Romanorum ("Re dei Romani") e nel secolo successivo, il titolo imperiale standard era dei gratia Romanorum Imperator semper Augustus ("Per Grazia di Dio, Imperatore dei Romani, per sempre Augusto").[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Nicol 1967, p. 319.
  2. ^ Browning 1992, p. 57.
  3. ^ a b c Ostrogorsky, p. 167.
  4. ^ Browning 1992, p. 58.
  5. ^ Browning 1992, p. 60.
  6. ^ Kaldellis, p. 11.
  7. ^ Kaldellis, p. 12.
  8. ^ Lamers 2015, p. 65.
  9. ^ a b c d e f Muldoon 1999, p. 47.
  10. ^ a b c d Velde 2002.
  11. ^ Nicol 1967, p. 320.
  12. ^ a b Browning 1992, p. 61.
  13. ^ a b c d e f West 2016.
  14. ^ Muldoon 1999, p. 48.
  15. ^ a b Muldoon 1999, p. 49.
  16. ^ a b c Muldoon 1999, p. 50.
  17. ^ a b Jenkins 1987, p. 285.
  18. ^ a b Gibbs e Johnson 2002, p. 62.
  19. ^ Nicol 1967, p. 321.
  20. ^ a b c Halsall 1996.
  21. ^ Nicol 1967, p. 318.
  22. ^ Muldoon 1999, p. 51.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]



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