Leonardo de Zori

Leonardo de Zori
arcivescovo della Chiesa cattolica
 
Incarichi ricoperti
 
Nominato vescovo31 luglio 1355
Nominato arcivescovo22 ottobre 1387
Deceduto1392 in Sardegna
 

Leonardo de Zori (... – Sardegna, 1392) è stato un nobile ed ecclesiastico sardo, cancelliere e arcivescovo metropolita d'Arborea dal 1387[1] fino alla sua morte[2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Membro della casata regnante d'Arborea[2], fu in giovane età canonico della cattedrale di Santa Maria, ad Oristano[2], venendo poi, il 31 luglio 1355, elevato alla carica di vescovo di Santa Giusta[2][3].

Il 28 aprile 1383 fu fatto nunzio apostolico per la Sardegna[2], all'epoca scossa dalla lunga guerra sardo-catalana[2].

Il 26 giugno 1386 si recò con Comita Pancia, in veste di ambasciatore e cancelliere giudicale, presso la corte aragonese di Pietro IV d'Aragona[2][4], nel tentativo di raggiungere un accordo di pace[2][4], raggiunto il 31 agosto dello stesso anno[2]. La firma dell'accordo fu però notevolmente ritardata dalla morte del sovrano catalano, avvenuta nella notte tra il 4 ed il 5 gennaio del 1387[5][2], costringendo i due ambasciatori a fare ritorno nell'isola[2].

Assunto poco dopo il titolo di arcivescovo metropolita dell'Arborea, promise di versare alla Santa Sede 200 fiorini d'oro[2]. Pochi mesi dopo, il 24 gennaio 1388, fu presente alla firma degli accordi di pace tra il giudicato ed il regno d'Aragona[2].

Il 14 maggio 1389 ricevette mandato da papa Urbano VI di rendere nulla, in caso di colpevolezza, qualsiasi concessione fatta dalla Chiesa a Valore e Bernardo di Ligia, nobili arborensi imputati dalla giudicessa reggente Eleonora di essere i mandanti dell'omicidio di Ugone III e di sua figlia Benedetta[2].

Risultava già deceduto nel 1392[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cronotassi degli arcivescovi arborensi, su chiesadioristano.it. URL consultato l'8 agosto 2020.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Casula, p. 1924.
  3. ^ Casula, p. 1510.
  4. ^ a b Pitzorno, 2010, p. 276.
  5. ^ Pitzorno, 2010, p. 280.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]