Kalfa

Kalfa (in turco "apprendista, assistente")[1] era un termine generale nell'Impero ottomano per indicare le donne assistenti e le soprintendenti in servizio nel palazzo imperiale.[2] Le ragazze novizie dovevano attendere la promozione al grado di kalfa.[2] Era un grado inferiore a quello di usta ("maestra"),[3] il titolo dei principali funzionari amministrativi/di vigilanza dell'harem. I titoli usta e kalfa appartengono alla terminologia dell'organizzazione delle corporazioni ottomane e di altri organi di società organizzati gerarchicamente. Giuridicamente ragazze schiave, queste donne, a seconda del loro grado, potevano esercitare una notevole autorità e influenza nei loro doveri ed erano generalmente trattate con molto rispetto dagli assistenti di rango inferiore nell'harem così come dai membri della famiglia imperiale.[2]

Tra gli artigiani il termine presentava un rango simile: quello di un giovane maestro non ancora diplomato allo status di usta[4] e in grado di aprire il proprio negozio.

Kalfa imperiali[modifica | modifica wikitesto]

Le kalfa al servizio personale del monarca erano chiamate hünkâr kalfaları (in turco 'kalfa imperiali').[2][5] L'hazinedar (in turco "tesoriere") erano le kalfa cameriere di alto rango incaricate di compiti di vigilanza nell'harem.[2][5] Conosciute anche come usta, si classificavano al di sopra delle normali kalfa e includevano nel loro numero le hünkür kalfaları.[2] Il loro capo, l'hazinedar usta o alto hazinedar, occupava la seconda posizione più alta nel servizio dell'harem.[2]

Kalfa degne di nota[modifica | modifica wikitesto]

Tra le donne degne di nota tradizionalmente kalfa vi fu Cevri Kalfa, una schiava che salvò la vita del sultano Mahmud II. Fu premiata per il suo coraggio e lealtà e nominata hazinedar usta, il capo tesoriere dell'harem Imperiale, che era la seconda posizione più importante nella gerarchia.

Le mogli di molti sultani furono kalfa prima del loro matrimonio.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storici e politici veneti del Cinquecento e del Seicento, R. Ricciardi, 1982, p. 397.
  2. ^ a b c d e f g h (EN) Douglas Scott Brookes, The Concubine, the Princess, and the Teacher: Voices from the Ottoman Harem, University of Texas Press, 1º gennaio 2010, ISBN 978-0-292-78335-5.
  3. ^ Gabriele Mandel, Storia dell'harem, Rusconi, 1992, p. 97, ISBN 978-88-18-88032-8.
    «e a capo di quante se ne occupavano c'era la saray usta, sorta di maestra»
  4. ^ (EN) Berktay, Halil; Koulouri Christina; Murgescu, Bogdan, Teaching modern southeast European history : alternative educational materials, Center for Democracy and Reconciliation in Southeast Europe, 2005, p. 93, ISBN 960-86857-2-9, OCLC 63037584.
    «Generally, in order to become a master (usta), one had first to be an apprentice (çirak) and then an aid (kalfa)»
  5. ^ a b Gabriele Mandel, Storia dell'harem, Rusconi, 1992, p. 237, ISBN 978-88-18-88032-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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