Giovan Battista Castello

Palazzo di Lugi Centurione (Palazzo Podestà), facciata su progetto del Castello

Giovanni Battista Castello, detto Il Bergamasco (Gandino, 1509 circa[1][2]Madrid, 3 giugno 1569[1]), è stato un architetto, pittore e stuccatore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Madonna con il Bambino, Palazzo Bianco, Genova

La famiglia era oriunda di Gandino in Val Seriana, ma Giovanni Battista nacque a Trescore Balneario o a Lovere nell'estate del 1526 e visse poi fino ai dieci anni a Lovere, il padre Giovanni Maria era originario di Gandino. La famiglia era ritornata poi a Trescore per trasferirsi dal 1541 a Bergamo. Giovanni Battista fece il suo apprendistato presso la bottega del pittore cremasco Aurelio Busso, lo stesso che, allievo di Polidoro da Caravaggio, aveva frequentato a Roma l'Accademia di San Luca e aveva collaborato con Giulio Romano a Mantova.

Come testimoniano le biografie antiche, trasferitosi a Genova intorno al 1545, godette della protezione di Tobia Pallavicino, mercante fra i più ricchi di Genova, che “vista la virtuosa inclinatione del povero studente” gli finanziò un viaggio di formazione a Roma[1].

Nel 1556, ultimati i perduti affreschi della parrocchiale di San Pietro di Trescore, venne incaricato di decorare il salone, costruito su suo progetto, della casa di Guido e Paolo Lanzi a Gorlago, con una serie di affreschi raffiguranti le Storie di Ulisse, dodici episodi tratti dall'Odissea, oggi strappati e conservati presso il Palazzo della Provincia (Bergamo)[3]. Il ciclo, realizzato in occasione della laurea in medicina di Paolo Lanzi, è concepito come un elogio delle arti, della pace e dell'intelligenza (Apollo, Minerva e le Muse) contro la violenza della guerra. Sempre a Bergamo, eseguì uno dei perduti affreschi nella cappella Colleoni e disegnò il progetto di rinnovo e completamento della chiesa di santo Spirito, del quale ci restano tre disegni e una relazione. In città affrescò il disimpegno di una casa dei Rota nella contrada di Sant'Alessandro in colonna mentre a Malpaga affrescò uno degli ingressi e un ambiente del castello dei Martinengo Colleoni

Volta con Apollo e le Muse, Palazzo di Tobia Pallavicino in Strada Nuova

Per il Pallavicino portò a compimento a Genova la costruzione e la decorazione sia della dimora cittadina che della villa extraurbana. La progettazione e decorazione del palazzo di città in Strada Nuova, oggi sede della Camera di commercio avvenne tra il 1558 e il 1561. Sono giunti intatti fino a noi due vestiboli del piano terreno e del piano nobile, completamente rivestiti dalla decorazione del Bergamasco, di evidente l'inspirazione ai modelli romani ed in particolare raffaelleschi. Al piano terreno cornici dalla delicata modulazione in stucco bianco corrono fra fantasiosi e minuti decori a grottesca e più ampi affreschi raffiguranti le divinità dell'Olimpo a figura intera, mentre negli ottagoni centrali sono rappresentate Giunone e Leda. Sulle pareti laterali e sulla volta del vestibolo del piano nobile sono raffigurati Apollo e le Muse incorniciati da stucchi dorati[4]. Federico Alizeri ci dice in proposito: Il disegno di questo palazzo è di Giambattista Castello; che nel portico e nell'antisala del piano superiore colorì a fresco diverse Deità e bizzarre grottesche, adornando l'una e l'altra con plastiche di sua invenzione[5].

La villa suburbana del Pallavicino, oggi detta Villa delle Peschiere, fu edificata a partire dal 1560, su evidente modello di villa Giustiniani Cambiaso in Albaro. è dibattuto dalla critica se il progetto sia da attribuirsi interamente al Bergamasco, o se vi fu un intervento diretto dell'Alessi. Fu certamente il bergamasco a portarne a termine la costruzione e la decorazione ad affresco, nonché il giardino digradante a terrazze comprendente il ninfeo con la grotta decorata a mosaico. Gli affreschi con soggetti mitologici (Apollo sul carro del Sole e Storie di Apollo) furono realizzati con un intervento di Luca Cambiaso. Con il Cambiaso era impegnato negli stessi anni in San Matteo, chiesa gentilizia dei Doria, proseguendo l’opera di decorazione e sistemazione interna iniziata un decennio prima dal Montorsoli (in particolare, il disegno generale della decorazione delle navate, e l'affresco della seconda campata con la Vocazione di s. Matteo),

Caduta di Fetonte, Villa di Tobia Pallavicino delle Peschiere

Per Vincenzo Imperiale progetta ed esegue il Palazzo Imperiale di Campetto, e la decorazione della facciata e di numerosi ambienti interni.

Nel 1560 amplia, per conto di Domenico Grillo, l'omonimo palazzo Domenico Grillo, in piazza delle Vigne.

Palazzo Imperiale

Del 1563 è palazzo Podestà, l'anno successivo palazzo Doria e la villa Grimaldi a Sampierdarena. Nello stesso torno d'anni decora la chiesa dell'Annunziata di Portoria e parte della cattedrale della città.

Nel 1567 si trasferisce in Spagna al servizio del re Filippo II come architetto reale e dove tra l'altro lavora al Monastero dell'Escorial. Il figlio Fabrizio collaborò con Gian Battista e proseguì la sua attività pittorica.

Opere d'architettura[modifica | modifica wikitesto]

Opere di pittura[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Giovanna Rosso Del Brenna, CASTELLO, Giovanni Battista, detto il Bergamasco, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 21, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1978. Modifica su Wikidata
  2. ^ Giovan Battista Castello, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Modifica su Wikidata
  3. ^ Marco Bombardieri, I CICLI PITTORICI PROFANI NELLA BERGAMO DEL CINQUECENTO, Bergamo, 2013.
  4. ^ La pittura in Liguria. Il Cinquecento, Parma, Elena, Editore: Banca Carige (1999), p. 215 e seg.
  5. ^ Federico Alizeri, Guida illustrativa del cittadino e del forestiero per la città di Genova e sue adiacenze, Genova, 1875.
  6. ^ Importante donazione alla città, su comune.bergamo.it, Comune di Bergamo. URL consultato il 19 gennaio 2022.
  7. ^ Cattura di Cristo, su museidigenova.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • R. Soprani, Vite (1674); enlarged, ed. C. G. Ratti, Genova, 1768, pp. 402-407.
  • M. Labò, G. B. Castello, Roma, 1925.
  • E. Poleggi, Strada Nuova: Una lottizzazione del Cinquecento a Genova, Genova, 1968, 2/1972.
  • E. Gavazza, La grande decorazione a Genova, Genova, 1974.
  • G. Rosso del Brenna, Giovanni Battista Castello, in I pittori bergamaschi, 1976.
  • G. Rosso Del Brenna, CASTELLO, Giovanni Battista, detto il Bergamasco, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 21, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1978. Modifica su Wikidata
  • A. Chastel, Architettura e cultura nella Francia del Cinquecento, Torino, 1991.
  • G. Petrò, Giorgio e Giovanni Battista Castello nei documenti bergamaschi, in Atti dell'Ateneo di Scienze e lettere di Bergamo, Anno accademico 2000–2001, Volume LXIV, pp. 261-304.
  • E. Poleggi, L'invenzione dei Rolli. Genova, città di palazzi, Milano, Skirà, 2004.
  • P. Boccardo-C. Di Fabio, L’attività di Giovanni Battista Castello il Bergamasco a Genova: un artista e la sua fortuna tra Roma e Fontainebleau, in Luca Cambiaso un maestro del Cinquecento europeo, catalogo della mostra (Genova, Palazzo Ducale, 3 marzo-8 luglio 2007) a cura di P. Boccardo, F. Boggero, C. Di Fabio e L. Magnani, Milano, 2007, pp. 85-111.
  • G. Petrò, Giorgio e Giambattista Castello, nuovi documenti 1523-1557 in Atti dell'Ateneo di Scienze e lettere di Bergamo, anno accademico 2011-2012, vol. LXXV, vol. LXXV, pp. 41-94.
  • G. Petrò, "Giorgio e G. Battista Castello, documenti dell'Ospedale Maggiore di Bergamo", in "Atti dell'Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo", LXXXVIII (2014-2015), Sestante edizioni, 2015, pp. 316-317.

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