Giampaolo Manfrone

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Giampaolo Manfrone
Nascita1523
MorteFerrara, 1552
Etniaitaliana
Dati militari
Paese servitoBandiera della Repubblica di Venezia Repubblica di Venezia
GradoCondottiero di compagnia di ventura
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Giampaolo Manfrone (1523[1]Ferrara, 8 febbraio[2] 1552) è stato un condottiero italiano.

Rovigo, Palazzo Roverella

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giampaolo Manfrone junior era figlio del condottiero Giulio Manfrone (1490/92-1526), a sua volta figlio di Giampaolo Manfrone "Fortebraccio" (1441-1527), e di Beatrice Roverella.[3]

Alla morte del nonno, nel 1527, Giampaolo venne nominato capitano dalla Repubblica di Venezia che gli assegnò il comando di metà dell'esercito di "Fortebraccio". Data la sua giovanissima età, gli fu inizialmente affiancato il cugino Pierpaolo Manfrone, in veste di governatore.[4]

Sposò[5] a Mantova nel 1541 Lucrezia Gonzaga, figlia di Pirro Gonzaga. Il matrimonio le venne procurato da Caterina Anguissola, seconda moglie del marchese di Castel Goffredo Aloisio Gonzaga, che non volle più ospitare alla sua corte Lucrezia. Giampaolo risiedette inizialmente a Verona e successivamente a Fratta, dove possedeva uno storico palazzo e dove svolgeva il compito di controllore dei confini per conto della Repubblica di Venezia.

Venne accusato di cospirare contro il duca di Ferrara Ercole II d'Este, che lo fece arrestare il 27 luglio 1546 e condurre a Ferrara, condannandolo a morte. Grazie all'intervento della moglie Lucrezia, la condanna venne tramutata in carcere a vita. Morì in una segreta della torre di San Michele nel Castello Estense.

La famiglia possedeva un prestigioso palazzo nel centro di Rovigo, Palazzo Roverella.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Giampaolo e Lucrezia ebbero quattro figli.[6] Uno di questi, Isabella, sposò nel 1565 Fabio Pepoli di Bologna.[7]

Giampaolo fu padre naturale di altre due bambine, Camilla e Lavinia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ezio Maria Simini, Lucrezia Gonzaga e il tramonto dei Manfron, in Quaderni di storia e di cultura scledense, n. 16, Schio, febbraio 2011.
  2. ^ alcuni testi riportano il giorno 9
  3. ^ (EN) Writing Gender in Women's Letter Collections of the Italian Renaissance.
  4. ^ Silvestro Castellini, Storia della città di Vicenza, Vicenza, Parise, 1822, Tomo XIV, pag.34
  5. ^ Da Fratta Polesine il ritratto di una nobildonna del '500., su rovigooggi.it. URL consultato il 6 aprile 2017 (archiviato dall'url originale il 7 aprile 2017).
  6. ^ Associazione Culturale Minelliana.
  7. ^ Treccani.it. Lucrezia Gonzaga.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ezio Maria Simini, Lucrezia Gonzaga e il tramonto dei Manfron, in Quaderni di storia e di cultura scledense, n. 16, Schio, febbraio 2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]