Erika Böhm-Vitense

Erika Böhm-Vitense (Stockelsdorf, 3 giugno 1923Seattle, 21 gennaio 2017[1]) è stata un'astrofisica tedesca naturalizzata statunitense, nota per i suoi studi sulle cefeidi e sulla convezione nelle atmosfere stellari.

Böhm-Vitense (Erika Helga Ruth Vitense) nacque il 3 giugno 1923 a Kurau (oggi Stockelsdorf) in Germania. Era la seconda di tre sorelle. I suoi genitori, Wilma e Hans Vitense, erano entrambi insegnanti. In seguito, assieme alla sue sorelle, crebbe a Lubecca.[2]

Erika nel 1943 cominciò a frequentare l'Università di Tubinga. Nel 1945 però si trasferì all'Università di Kiel perché disponeva di un dipartimento di astronomia migliore. Completò il proprio ciclo di studi pre-laurea nel 1948,[2] e rimase poi ancora a Kiel per conseguire la laurea, lavorando nel frattempo con Albrecht Unsöld. Erika discusse con successo la propria tesi dal titolo Coefficienti di assorbimento continuo in funzione della pressione e della temperatura nel Sole nel 1951, conseguendo quindi il dottorato di ricerca.[2]

Dopo aver ricevuto il dottorato, Erika rimase a Kiel come ricercatrice associata. Due anni dopo pubblicò Die Wasserstoffkonvektionszone der Sonne. Mit 11 Textabbildungen, traducibile come La zona di convezione dell'idrogeno del Sole. Con 11 illustrazioni al testo. Si tratta di una delle sue opere più famose, che già nel 1953 risultava citata 287 volte.[3] Nel 1954, dopo essersi sposata, visitò con il marito l'Osservatorio Lick e l'Università della California - Berkeley, dove rimasero per un anno. A Dopo il loro ritorna a Kiel a suo marito, anche lui astrofisico, venne assegnato un posto di ruolo all'Università, mentre a lei no. Nel 1968 entrambi si spostarono all'Università del Washington, dove venne assunta come ricercatrice associata senior. Nel 1971 diventò docente a tempo pieno, e più tardi professoressa emerita.[4] Durante il periodo di lavoro all'Università del Washington, diede contribut fondamentali nei campi delle stelle binarie, delle temperature stellari, le attività cromosferiche, la rotazione e la convezione stellare.[5] Essenziali furono anche le sue ricerche su sulla "Mixing Length Theory"[6], una metodica utilizzata nella meccanica dei fluidi in regime turbolento. Portò avanti questo studio fino agli ultimi anni della sua carriera.

Attorno 1978, Erika scoprì che l'osservazione della luce nella banda ultravioletta era quella più utile per l'osservazione delle cromosfere stellari. L'International Ultraviolet Explorer (IUE) fu lanciato nel gennaio del 1978, e lei fu in grado di utilizzare i suoi dati per portare avanti questa linea di ricerca.[7]

Principali pubblicazioni

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Secondo l'"Harvard Astrophysics Data System" Erika produsse più di 300 pubblicazioni accademiche; in più di due terzi di queste pubblicazioni risulta come primo autore.[8] Tra queste si possono citare, in particolare,

  • Die Wasserstoffkonvektionszone der Sonne. Mit 11 Textabbildungen (Zeitschrift für Astrophysik: 1953)
  • Introduction to Stellar Astrophysics (Cambridge University Press: 1989) ISBN 0-521-34869-2

Erika incontrò a Kiel Karl-Heinz Böhm, anche lui astrofisico, che sarebbe poi diventato suo marito. I due si sposarono nel 1953 ed ebbero quattro figli: Hans, Manfred, Helga e Eva.[2] Erika morì il 21 gennaio 2017 a Seattle, Washington.[4]

Riconoscimenti

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  1. ^ (EN) Erika Helga Ruth Bohm-Vitense, su washelli.com, Evergreen Washelli. URL consultato il 3 febbraio 2017.
  2. ^ a b c d (EN) Erika Böhm-Vitense (1923 - 2017), su aas.org, American Astronomical Society. URL consultato il 30 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2017).
  3. ^ (DE) E. Vitense, Die Wasserstoffkonvektionszone der Sonne. Mit 11 Textabbildungen, in Zeitschrift für Astrophysik, vol. 32, 1953, Bibcode:1953ZA.....32..135V.
  4. ^ a b (EN) Remembering Prof. Erika Böhm-Vitense, su depts.washington.edu, University of Washington. URL consultato il 30 novembre 2017.
  5. ^ (EN) Spring 2017 - ASTR 576 A Sp 17: Astronomy Colloquium, su uw.hosted.panopto.com, University of Washington. URL consultato il 3 dicembre 2017.
  6. ^ (EN) W David Arnett, 3D and Some Other Things Missing from the Theory of Massive Star Evolution, in Proceedings of the International Astronomical Union, vol. 9, 2014, p. 459, DOI:10.1017/S1743921314007406.
  7. ^ (EN) IUE Overview, su esa.int, European Space Agency. URL consultato il 3 dicembre 2017.
  8. ^ (EN) Query Results from the ADS Database, in SAO/NASA Astrophysics Data System. URL consultato il 30 novembre 2017.
  9. ^ (EN) Annie Jump Cannon Award in Astronomy, su aas.org, American Astronomical Society. URL consultato il 30 novembre 2017.
  10. ^ (EN) Recipients of the Karl Schwarzschild Medal, su www1.astronomische-gesellschaft.de, Astronomische Gesellschaft. URL consultato il 30 novembre 2017.

Collegamenti esterni

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