Antinoria

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Nebbia
Immagine di Antinoria mancante
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Sottoclasse Commelinidae
Ordine Cyperales
Famiglia Poaceae
Sottofamiglia Pooideae
Tribù Poeae
Genere Antinoria
Parl., 1845
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Monocotiledoni
(clade) Commelinidae
Ordine Poales
Famiglia Poaceae
Sottofamiglia Pooideae
Tribù Poeae
Sottotribù Antinoriinae
Röser & Tkach, 2019
Genere Antinoria
Specie

Antinoria Parl., 1845 (nome comune "nebbia") è un genere di piante spermatofita monocotiledone appartenente alla famiglia Poaceae (ex. Graminacee). È anche l'unico genere della sottotribù Antinoriinae Röser & Tkach, 2019.[1][2]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del genere è stato dato in onore del Marchese Vincenzo Orazio Antinori (1811–1882) botanico italiano.[3]

Il nome scientifico del genere è stato definito dal botanico italiano Filippo Parlatore (Palermo, 8 agosto 1816 – Firenze, 9 settembre 1877) nella pubblicazione "Flora Panormitana" (Fl. Palerm. 1:92) del 1845.[4] Il nome scientifico della sottotribù è stato definito dai botanici contemporanei Röser e Tkach nella pubblicazione "Phylogeny, morphology and the role of hybridization as driving force of evolution in grass tribes Aveneae and Poeae (Poaceae)" del 2019.[5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Spighetta generica con tre fiori diversi
  • Il portamento delle specie di questo gruppo in genere è più o meno cespuglioso-decombente con forme biologiche del tipo terofita scaposa (T scap), ossia in generale sono piante erbacee che differiscono dalle altre forme biologiche poiché, essendo annuali, superano la stagione avversa sotto forma di seme e sono munite di asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. Sono presenti anche specie perenni, ma raramente. I culmi sono gracili, fascicolati con portamento ginocchiato-ascendente. In queste piante non sono presenti i micropeli.[1][6][7][8][9][10][11]
  • Guaina: la guaina è abbracciante il fusto (ma con margini liberi) e in genere è priva di auricole.
  • Ligula: la ligula è membranosa ma senza contorni evidenti. Lunghezza: 3 mm.
  • Lamina: la lamina, glabra, ha delle forme generalmente piatte. Larghezza: 2 - 3 mm.
  • Infiorescenza principale (sinfiorescenza o semplicemente spiga): le infiorescenze, ascellari e terminali, in genere sono ramificate e sono formate da alcune spighette pedicellate ed hanno la forma di una pannocchia a contorno ovato. I rami sono capillari, pauciflori con portamento patente o eretto-patente. La fillotassi dell'inflorescenza inizialmente è a due livelli, anche se le successive ramificazioni la fa apparire a spirale.
  • Infiorescenza secondaria (o spighetta): le spighette, compresse lateralmente, sottese da due brattee distiche e strettamente sovrapposte chiamate glume (inferiore e superiore), sono formate da due fiori separati da un corto internodo. Possono essere presenti dei fiori sterili; in questo caso sono in posizione distale rispetto a quelli fertili. Alla base di ogni fiore sono presenti due brattee: la palea e il lemma. La disarticolazione avviene con la rottura della rachilla, che comunque non si estende, sopra le glume e tra i fiori.
  • Glume: le glume, con apici ottusi, sono di medie dimensioni (1 - 1,2 mm).
  • Palea: la palea è un profillo con due venature e due carene.
  • Lemma: il lemma, con forma ellittica, troncato e trilobo all'apice, a volte è pubescente. Lunghezza: 0,8 mm.
  • Formula fiorale. Per la famiglia di queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:[6]
*, P 2, A (1-)3(-6), G (2–3) supero, cariosside.
  • Il perianzio è ridotto e formato da due lodicule, delle squame traslucide, poco visibili (forse relitto di un verticillo di 3 sepali). Le lodicule sono membranose e non vascolarizzate.
  • I frutti sono del tipo cariosside, ossia sono dei piccoli chicchi indeiscenti, con forme ovoidali-piriformi, nei quali il pericarpo è formato da una sottile parete che circonda il singolo seme. In particolare il pericarpo è fuso al seme ed è aderente. L'endocarpo non è indurito e l'ilo è puntiforme. L'embrione è piccolo e provvisto di epiblasto ha un solo cotiledone altamente modificato (scutello senza fessura) in posizione laterale. I margini embrionali della foglia non si sovrappongono.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Come gran parte delle Poaceae, le specie di questo genere si riproducono per impollinazione anemogama. Gli stigmi più o meno piumosi sono una caratteristica importante per catturare meglio il polline aereo. La dispersione dei semi avviene inizialmente a opera del vento (dispersione anemocora) e una volta giunti a terra grazie all'azione di insetti come le formiche (mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

La distribuzione di questo genere è mediterranea.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza di questo genere (Poaceae) comprende circa 650 generi e 9.700 specie (secondo altri Autori 670 generi e 9.500[9]). Con una distribuzione cosmopolita è una delle famiglie più numerose e più importanti del gruppo delle monocotiledoni e di grande interesse economico: tre quarti delle terre coltivate del mondo produce cereali (più del 50% delle calorie umane proviene dalle graminacee). La famiglia è suddivisa in 11 sottofamiglie, la sottotribù Antinoriinae è posizionata all'interno della sottofamiglia Pooideae.[1][6]

Filogenesi[modifica | modifica wikitesto]

La sottotribù Antinoriinae (e quindi il genere Antinoria), più precisamente, è descritta all'interno della tribù Poeae R.Br., 1814 e quindi della supertribù Poodae L. Liu, 1980. La tribù Poeae (formata da diverse sottotribù suddivise in alcune supersottotribù) è l'ultimo nodo della sottofamiglia Pooideae ad essersi evoluto (gli altri precedenti sono la tribù Brachyelytreae, e le supertribù Nardodae, Melicodae, Stipodae e Triticodae). La sottotribù Antinoriinae appartiene al gruppo con le sequenze dei plastidi di tipo "Poeae" (definito "Poeae chloroplast groups 2 "[12]).

All'interno della tribù la posizione filogenetica delle Antinoriinae è ancora incerta; potrebbe occupare una posizione "basale" in disposizione politomica insieme ad altre sottotribù (Sesleriinae, Scolochloinae, Arinae, Holcinae e Aristaveninae), oppure formare un "gruppo fratello" con la supersottotribù Loliodinae[1]. Ulteriori studi sono necessari per avere informazioni più dettagliate e precise.[5]

La sottotribù Antinoriinae è monofiletica[13] In precedenti studi il genere Antinoria era descritto all'interno della sottotribù Airinae.[14]

Le seguenti sinapomorfie sono relative a tutta la sottofamiglia (Pooideae):[1]

  • la fillotassi dell'inflorescenza inizialmente è a due livelli;
  • le spighette sono compresse lateralmente;
  • i margini embrionali della foglia non si sovrappongono;
  • l'embrione è privo della fessura scutellare.

Il numero cromosomico delle specie di questo genere è: 2n = 18.[1]

Elenco delle specie[modifica | modifica wikitesto]

Il genere Antinoria è composto dalle due seguenti specie:[15]

Note: 1) Nella "Flora d'Italia" di Sandro Pignatti, per questo genere, è indicata solamente la specie Antinoria agrostidea; mentre la specie A. insularis è considerata una varietà della prima. Nella checklist della pubblicazione "An annotated checklist of the Italian Vascular Flora" viceversa la specie A. agrostidea è considerata un sinonimo di A. insularis Parl..[16] 2) Sul territorio italiano queste specie sono presenti in modo discontinuo al Centro e al Sud, sono comunque presenti sia in Sicilia che in Sardegna con habitat fangosi sul bordo dei fiumi fino ad una altitudine di 1.300 m s.l.m..[16][7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Kellogg 2015, pag. 240.
  2. ^ Tkach et al. 2019, Riga 1561.
  3. ^ Etymo Grasses 2007, pag. 28.
  4. ^ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato l'8 dicembre 2019.
  5. ^ a b Tkach et al. 2019.
  6. ^ a b c Judd et al 2007, pag. 311.
  7. ^ a b Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 571.
  8. ^ Motta 1960, Vol. 2 - pag. 346.
  9. ^ a b Strasburger 2007, pag. 814.
  10. ^ Pasqua et al 2015, pag. 467.
  11. ^ Kew - GrassBase - The Online World Grass Flora, su powo.science.kew.org. URL consultato l'8 dicembre 2019.
  12. ^ PeerJ 2018, pag. 22.
  13. ^ Tkach et al. 2019, riga 55.
  14. ^ Soreng et al. 2017.
  15. ^ The Plant List, su theplantlist.org. URL consultato l'8 dicembre 2019.
  16. ^ a b Conti et al. 2005, pag. 54.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]



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