Calcescisto

Calcescisto
Calcescisto fortemente cristalizzato e venato di quarzo
Categoriaroccia metamorfica
FaciesScisti verdi di basso grado
Protolitocalcari argillosi e argille calcaree
Metamorfismoregionale
Minerali principalicalcite, quarzo, mica
Minerali accessoritremolite, epidoto, clorite, plagioclasio, granato
Strutturada scistosa a gneissica
TessituraGranoblastica e lepidoblastica
FoliazioneMarcata scistosità
Coloreda grigio chiaro a quasi nero, giallo crema
Sezioni sottili di calcescisto
Calcite (rosea), quarzo (da bianco a grigio scuro) e muscovite (azzurra)

Il calcescisto è una roccia metamorfica in facies scisti verdi, prevalentemente di più basso grado[1], formata da calcite a cui si associano, in quantità variabili, miche chiare (muscovite, fengite, paragonite) ± biotite ± quarzo [2]. Può essere più o meno intensamente scistoso in funzione del contenuto di fillosilicati. Può sfumare da una parte verso i marmi micacei e dall'altra verso filladi e micascisti. Queste rocce, infatti, sono spesso associate ai calcescisti. Anche il colore è variabile: generalmente da grigio chiaro a quasi nero, può avere sfumature verdi per la presenza di fengite o clorite e giallo crema per effetto dell'alterazione superficiale.

Caratteristiche

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Secondo le indicazioni dello IUGS[3] (International Union of Geological Sciences) questo termine, coniato da Brongniart nel 1813, è da considerare obsoleto e andrebbe sostituito da carbonate-silicate schist - che in italiano si può tradurre in scisto a carbonati-silicati - se i carbonati sono inferiori al 50% in volume e da marmo scistoso impuro se i carbonati superano il 50%. Oltre ai succitati minerali, i calcescisti possono contenere in quantità accessorie tormalina, epidoti, tremolite (se il protolito conteneva della dolomite), clorite, plagioclasio e granato. In alcuni calcescisti la presenza di materiale carbonioso grafitizzato conferisce loro un colore molto scuro. La struttura dei calcescisti è da scistosa a gneissica, la tessitura è grano-lepidoblastica.
A causa della presenza della calcite, solubile in acque debolmente acide, queste rocce si presentano in superficie più o meno corrose e spesso con aspetto cavernoso. Questo aspetto consente spesso di distinguerle dalle altre rocce metamorfiche con cui sono a contatto. Inoltre si sbriciolano più facilmente, spesso con le sole mani, di altri scisti non carbonatici. Per questo danno talora origine a estesi sfasciumi alla base delle pareti rocciose.

Origine e distribuzione dei calcescisti nelle Alpi

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Nelle Alpi il termine calcescisti ha una lunghissima tradizione d'uso ed è stato utilizzato per definire una formazione metamorfica che costituisce una buona parte delle Alpi Occidentali: la Formazione dei calcescisti con pietre verdi o Zona Piemontese, ossia l'insieme delle rocce che costituivano in origine il fondo marino dell'Oceano Ligure-Piemontese. I depositi che per metamorfismo hanno dato origine ai calcescisti erano dei sedimenti calcarei impuri (da calcari argillosi ad argille calcaree) depositatisi in mare profondo (scarpata continentale e pavimento oceanico) e poi coinvolti, insieme alla sottostante crosta oceanica, nella subduzione dell'oceano al di sotto della placca africana. Oggi contornano e imballano le diverse falde di ricoprimento dell'edificio alpino. Oltre che nelle Alpi Occidentali, i calcescisti affiorano intorno alla falda della Margna, nelle Alpi orientali (nelle due finestre tettoniche dell'Engadina e degli Alti Tauri) e nelle falde delle Prealpi Svizzere. Calcescisti associati ai marmi si trovano anche nelle Alpi Apuane.

Età dei calcescisti alpini

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Grazie alla scoperta di rari fossili, mal conservati ma ancora riconoscibili, da parte del geologo rilevatore Secondo Franchi alla fine dell'Ottocento fu possibile datare i protoliti dei calcescisti al Mesozoico e in particolare al Giurassico inferiore. I resti comprendono Belemniti, Terebratule e articoli di Crinoidi[4]. Il metamorfismo che successivamente li ha interessati comprende una fase di alta pressione durante la subduzione (facies scisti blu/eclogiti con pressioni massime di 2 GPa) e una successiva fase di bassa pressione (~0,5 GPa) in facies scisti verdi durante il successivo sollevamento. Quest'ultima ha quasi completamente sostituito le paragenesi di alta pressione. Le datazioni radiometriche della prima fase Nelle Alpi Occidentali variano tra i 60 e i 40 Ma e quelle della seconda tra 40 e 35 Ma[5].

Uso dei calcescisti

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Data la loro facile suddivisibilità in lastre piane, in molte località alpine i calcescisti sono usati per la copertura dei tetti.

  1. ^ Le Rocce Metamorfiche al Microscopio, docente Franca Siena, Università degli studi di Ferrara (PDF), su m.docente.unife.it. URL consultato il 23 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 1º dicembre 2017).
  2. ^ Mottana et al. Minerali e rocce.
  3. ^ Fettes D., Desmons J. - Metamorphic rocks: a classification and glossary of terms. Recommendations of the International Union of Geological Sciences Subcommission on the Systematics of Metamorphic Rocks (2007) - Cambridge University Press
  4. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/calcescisto_(Enciclopedia-Italiana)/
  5. ^ Berger A., Bousquet R - Subduction related metamorphism in the Alps: Review of isotopic ages based on petrology and their geodynamic consequences (2008) - in https://perso.univ-rennes1.fr/romain.bousquet/Papers/agealps/
  • Mottana A., Crespi R., Liborio G. Minerali e rocce. Milano, Mondadori, 2004. 604 pp. ISBN 883702956X
  • AA.VV. - Enciclopedia Italiana delle Scienze - Volume Geologia, rocce e Minerali II - De Agostini (1983) pag. 354

Voci correlate

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